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L'Autorità garante della concorrenza turca ha inflitto a Google una sanzione di 2,6 miliardi di lire turche. Quali sono le ragioni di questa decisione? Abbiamo raccolto per voi tutti i dettagli sui poteri dell'Autorità, sul suo ruolo nei mercati e sulle violazioni della concorrenza commesse da Google.
Nei mercati liberi la concorrenza, con il tempo, può diventare distruttiva e incidere negativamente sul benessere economico e sullo sviluppo sociale. Poiché tale rischio può indurre le imprese ad abusare del proprio potere economico, l'intervento dello Stato è necessario. La tutela della concorrenza è essenziale per la libertà d'impresa e per un sistema economico sano.
L'articolo 167 della Costituzione del 1982 attribuisce allo Stato il compito di prevenire la formazione di monopoli e cartelli. In tale ambito, nel 1994 è stata approvata la Legge n. 4054 sulla Tutela della Concorrenza e l'Autorità garante della concorrenza turca (Rekabet Kurumu), incaricata di applicarla, è divenuta operativa nel 1997.
Il compito fondamentale dell'Autorità garante della concorrenza è prevenire, sui mercati, le intese restrittive della concorrenza, l'abuso di posizione dominante e le operazioni di concentrazione (fusioni e acquisizioni) idonee ad alterare la concorrenza. Qualora accerti una violazione, l'Autorità ha il potere di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie alle imprese responsabili.
Ai sensi dell'articolo 6 della Legge n. 4054, è illecito e vietato l'abuso, da parte di una o più imprese, della posizione dominante detenuta in un mercato di beni o servizi nell'intero territorio nazionale o in una parte di esso, sia autonomamente sia attraverso accordi o pratiche concordate con altri.
Costituiscono casi di abuso, in particolare:
a) Le condotte volte a impedire, direttamente o indirettamente, l'ingresso di un'altra impresa nel settore dell'attività commerciale o a rendere più difficile l'attività dei concorrenti sul mercato;
b) La discriminazione, diretta o indiretta, tra acquirenti in posizione equivalente, mediante l'applicazione di condizioni diverse per gli stessi ed equivalenti diritti, obblighi e prestazioni;
c) La subordinazione dell'acquisto di un bene o servizio all'acquisto di un altro bene o servizio, oppure la subordinazione di un bene o servizio richiesto dagli acquirenti che operano come imprese intermediarie all'esposizione, da parte dell'acquirente, di un altro bene o servizio, ovvero l'imposizione di limitazioni sulle condizioni di acquisto e vendita in caso di rivendita, come il divieto di vendere un bene acquistato al di sotto di un determinato prezzo;
d) Le condotte volte ad alterare le condizioni di concorrenza in un altro mercato di beni o servizi sfruttando i vantaggi finanziari, tecnologici e commerciali derivanti dalla posizione dominante detenuta in un determinato mercato;
e) La limitazione della produzione, della commercializzazione o dello sviluppo tecnico a danno dei consumatori. Questa è la formulazione della disposizione.
La sanzione irrogata a Google con la decisione dell'Autorità garante della concorrenza n. 24-53/1180-509 del 13/12/2024 deriva dalle violazioni della concorrenza commesse dalla società nel settore della pubblicità display online e dei servizi di tecnologia pubblicitaria. L'Autorità ha accertato che Google detiene una posizione dominante nel mercato dei servizi di ad server per gli editori (publisher ad server) e che ha limitato la concorrenza abusando di tale posizione.
In particolare, è stato accertato che, nei propri servizi di ricerca, Google colloca i propri servizi e prodotti in una posizione di vantaggio rispetto a quelli dei concorrenti, rendendo così più difficile l'attività delle altre imprese. Tale condotta è in manifesto contrasto con la disposizione contenuta nella lettera (d) dell'articolo 6 della Legge n. 4054 sulla Tutela della Concorrenza, che recita:
«L'abuso di posizione dominante mediante condotte volte ad alterare le condizioni di concorrenza in un altro mercato di beni o servizi sfruttando i vantaggi finanziari, tecnologici e commerciali derivanti dalla posizione dominante detenuta in un determinato mercato.»
Anche l'Autorità garante della concorrenza ha qualificato tali pratiche di Google come «abuso di posizione dominante» e ha dichiarato che esse violano l'articolo 6 della Legge n. 4054. La violazione in questione deriva dal fatto che Google, nel proprio servizio di publisher ad server, favorisce la propria piattaforma lato offerta. Le piattaforme lato offerta (SSP – Supply Side Platforms) sono i sistemi utilizzati dagli editori per vendere i propri spazi pubblicitari. Le piattaforme lato domanda (DSP – Demand Side Platforms), invece, sono le interfacce che gli inserzionisti utilizzano per acquistare spazi pubblicitari.
Sfruttando la propria posizione dominante nel servizio di publisher ad server, Google avvantaggia la propria piattaforma lato offerta e ciò riduce la quota di mercato delle SSP concorrenti. L'Autorità garante della concorrenza ha deciso che tali condotte hanno natura restrittiva della concorrenza e rendono più difficile l'attività delle altre imprese.
Per tale motivo, ai sensi dell'articolo 16 della Legge n. 4054 sulla Tutela della Concorrenza e del relativo regolamento, a Google è stata irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di 2.607.563.963,59 TRY. Inoltre, l'Autorità ha concesso a Google un termine di 6 mesi per garantire alle piattaforme lato offerta di terzi (SSP concorrenti) condizioni non meno favorevoli di quelle riservate ai propri servizi. È stato altresì stabilito che, in caso di mancato adempimento di tale obbligo, verrà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria giornaliera.



